“Sono disincantata dal Cav. ma spero in un risveglio liberista”

Sommersa di carte, Emma Marcegaglia sta soppesando nella foresteria confindustriale di via Veneto anche l’accordo sul nuovo patto europeo di stabilità. Un patto meno stupido del precedente? “La prima impressione – dice in una conversazione con il Foglio – è complessivamente positiva. Insomma non è troppo rigido come si poteva temere dalla prima impostazione. E’ prevalsa l’idea di un sistema non meccanico nelle sanzioni sul debito.
17 AGO 20
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Presidente, e la riduzione delle imposte? L’ha dimenticata? Che cosa direte a Tremonti quando partirà il tavolo per la riforma tributaria? “Chiederemo di destinare una percentuale dell’evasione fiscale incassata alla riduzione delle imposte. A partire dal lavoro e dalle imprese: nel primo caso la pressione sfiora il 50 per cento, per le imprese giunge anche a livelli del 70 per cento”. Marcegaglia auspica uno spostamento dell’imposizione sui consumi, ma è cauta su un incremento delle aliquote sulle rendite finanziarie: “Nuocerebbe indirettamente ai nostri titoli di stato”.
Al di là di aliquote, dettagli e tecnicismi, la Marcegaglia non scorge nel governo, oltre la giusta flemma tremontiana, una politica sviluppista, pro crescita, che possa fertilizzare e liberare l’economia: “Ho condiviso l’invito del direttore del Foglio a ‘vendere, vendere, vendere’ il patrimonio immobiliare pubblico. D’altronde a chi sostiene che non si può fare, che non ci sono i margini, che resta ben poco da dismettere, invito a rileggere quanto è indicato nel bilancio statale, in cui l’attivo patrimoniale pubblico corrisponde al 138 per cento del prodotto interno lordo. La parte vendibile, composta da immobili e società, equivale a 500 miliardi di euro. Per non parlare delle 7 mila società partecipate o controllate dagli enti locali che fanno concorrenza spesso sleale alle imprese private”. Diversi osservatori hanno fatto notare comunque che ci vorrebbero decenni per una dismissione effettiva: “Non è vero, si può fare subito, basta averne la volontà politica”.
La politica, ecco. Marcegaglia non esita a dire che gli associati della confederazione mostrano un “disincanto” verso il governo. A Prato, lo scorso fine settimana, al forum della Piccola Industria, i toni “no partisan” erano chiari e prevalevano le critiche all’esecutivo più che gli elogi. Le attese non sono solo per il decreto Milleproroghe di fine anno, dove Marcegaglia si attende di ritrovare il credito d’imposta per la ricerca, la proroga per la cassa integrazione in deroga e la decontribuzione per il salario variabile: “Serve qualcosa in più”. D’accordo a far andare di pari passo riforma tributaria e federalismo fiscale, aggiunge Marcegaglia, “ma la riduzione delle imposte si può in parte anticipare”. Al contrario nutre qualche timore dopo i primi decreti attuativi del federalismo fiscale: “Il federalismo è efficiente se condurrà a una minore spesa pubblica, vedremo se l’idea iniziale sarà rispettata”. E sui tagli alla cultura, dice: “Più spazio ai privati. Ai privati bisogna aprire le porte. Vorrei ricordare che nell’attuale legislazione la sponsorizzazione di mostre ed eventi non gode degli stessi incentivi della donazione a fini culturali. E’ un errore, visto che grandi imprese potrebbero fare ancora di più per la cultura italiana”.
Il disincanto verso Palazzo Chigi della Marcegaglia non arriva comunque a preferire le elezioni anticipate o governi tecnico-istituzionali alla crisi incipiente dell’esecutivo e della maggioranza: “Noi non facciamo politica, ma non possiamo neppure limitarci a fare opera di lobby per dare voce alle nostre aziende associate. Detto questo, non possiamo permetterci di perdere tempo con nuove elezioni quando dobbiamo seguire le indicazioni europee e dobbiamo subito impostare a livello nazionale una politica pro crescita”. Per questo al Cav. e al centrodestra manda a dire: “Mettete da parte le beghe e i problemi di partito e governate, per favore”. Marcegaglia vorrebbe una maggiore grinta liberalizzatrice sui servizi pubblici locali (“la condivisibile riforma Ronchi si sta impantanando in periferia”), sulle professioni (“l’introduzione della tariffa minima ha una logica antimercato”), sul nucleare (“spero che il neo ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, come ci ha detto sblocchi al più presto l’avvio dell’Agenzia per la sicurezza nucleare”).
Vaste programme, considerando che in Confindustria hanno sempre più peso e potere i grandi colossi pubblici: “Troviamo sempre una soluzione al nostro interno, contemperando i diversi e spesso opposti interessi. E comunque, guardi, potrei anche risponderle soltanto ricordando le mie battaglie sull’energia, per la Borsa elettrica, per la Borsa del gas”. Battaglie che le sono costate qualche attrito, per usare un eufemismo, con l’Eni di Paolo Scaroni. Ma delle vicende confindustriali se ne parlerà magari un’altra volta.